LAMA DI LA SPEZIA

SP38

Provincia
LIGURIA
Provincia
SP
Descrizione
L'area carsica della Lama di La Spezia è la più estesa della Liguria, comprendendo all’interno del suo areale ben 5 comuni dell’entroterra spezzino oltre, naturalmente, al capoluogo. In questa porzione di territorio il carsismo rappresenta un fenomeno molto più ampio e diversificato di quanto ad oggi noto; i meccanismi di alimentazione delle numerose risorgenti sottomarine di origine carsica, presenti nel Golfo di La Spezia e le linee di drenaggio ipogeo nell'interno appaiono infatti ancora a tutt’oggi di difficile interpretazione. L’attività di ricerca ed esplorazione intrapresa in questi anni da diversi gruppi speleologici rappresenta quindi la base necessaria per la comprensione dell’origine e della storia dei numerosi inghiottitoi e complessi ipogei presenti nella zona
Superficie interessata (ha)
6380
Comuni
Portovenere, La Spezia, Riccò del Golfo Beverino, Pignone, Borghetto di Vara
Bacino imbrifero
Torrente Casale, Torrente Pignone, Canale di Riccò, F.so Crocetta, scolanti SW Golfo di La Spezia
Caratteristiche geomorfologiche
La cosiddetta area carsica denominata “Lama di La Spezia” vanta numerosissime cavità naturali ma per contro pochissimo è stato scritto sulle esplorazioni svolte nella zona e la documentazione conosciuta è piuttosto lacunosa e frammentaria.
Nota da sempre ai locali è l’ipogeo della Sprugola di Zegori, già descritta ai primi dell’800 (soprattutto per studiarne l’idrologia). Le altre grotte dell’area sono state inserite nel Catasto Speleologico in tempi molto più recenti. Soprattutto negli anni ‘70 per merito dei due Gruppi allora più attivi nella Liguria Orientale: il GS Pipistrelli di La Spezia (poi diventato l’attuale GS Lunense) e il GS A. Issel di Genova, che esplorano e rilevano la maggior parte delle cavità ad oggi conosciute. Altri gruppi si limitano a sporadiche battute e qualche ripetizione nelle grotte più sportive come la Voragine di Campastrino e la Caverna di Quaratica. Soprattutto il GS CAI di Bolzaneto frequenta spesso l’area di Quaratica, esplorando tra l’altro la Grotta della Vasca (conosciuta anche dall’Issel) non ancora a catasto. A metà degli anni ‘90 anche l’ASG San Giorgio inizia ad interessarsi alle cavità di Riccò del Golfo e dintorni, esplorando e rilevando diverse nuove grotte, concentrandosi principalmente sulla Sprugola di Zegori, il Monte Bermego e ancora Quaratica (e la “solita” Grotta della Vasca). Una nota a parte merita la Grotta di Cassana esplorata dall’Issel all’inizio degli anni ‘70. Gli speleo di quel sodalizio continuano negli anni successivi (ma con discontinuità) le visite alla cavità e a partire dal 1996 coinvolgono nel loro lavoro il GS Lunense; l’inserimento di nuove forze porta a notevoli risultati esplorativi. Le ultime disostruzioni nel 2007 hanno aggiunto oltre 700 m. di nuove gallerie al complesso che oltre ad essere di gran lunga la più estesa della zona è entrata nel novero delle cavità più importanti della Liguria.
Nell’area carsica della Lama di La Spezia sono attualmente conosciute 136 grotte per uno sviluppo totale di circa 6000 m.
Le cavità più alte in quota sono il Pozzo Frattura Monte Bermego A (964 Li/SP) e il Pozzo Frattura Monte Bermego B (965 Li/SP), sulla vetta del M. Bermego a 600 m, le più basse si trovano a livello del mare sull’Isola Palmaria e sull’Isola del Tino.
Nelle tabelle seguenti sono riportate le maggiori grotte dell’area per profondità e sviluppo.

LE GROTTE PIU’ PROFONDE Dislivello LE GROTTE PIU’ LUNGHE Sviluppo
Caverna di Quaratica - 70 Grotta di Cassana 1619,00
Sprugola di Campastrino - 70 Caverna di Quaratica 360,00
Caverna della Taggia - 55 Grotta di Foganella 200,00
Pozzo Frattura Monte Bermego A - 51 Grotta Grande di Pignone 200,00
Pozzo Frattura Monte Bermego B - 40 Grotta Lunga di S. Antonio 130,00
Pozzo dei Colombi - 40 Sprugola di Campastrino 120,00
Sprugola di Coregna - 31 Grotta di San Giorgio 110,00
Pozzo di Bovecchio - 31 Sprugola di Zegori 110,00

Caratteristiche idrogeologiche
I meccanismi idrogeologici e le modalità di deflusso delle acque sotterranee sono ancora lontani dall’essere definiti con chiarezza nell’ambito della serie carbonatica della Lama di la Spezia; ad oggi non sono ancora stati condotti studi approfonditi finalizzati a definire nel dettaglio i rapporti e le diverse connessioni tra gli acquiferi profondi, le informazioni appaiono per ora frammentarie e disomogenee, prive di una visione generale del comparto.
Come accennato in precedenza, la Lama di La Spezia presenta una forma allungata in progressivo restringimento verso NW; le formazioni carbonatiche sono presenti con continuità su tutto l’areale in esame e costituiscono la porzione centrale della vasta depressione tettonica compresa tra il Golfo di la Spezia e Carrodano.
A grande scala si possono individuare due ambiti idrografici principali che dividono la Lama di La Spezia: il primo a NW, più esteso, che comprende i tributari in sponda orografica destra della bassa valle del fiume Vara ed un secondo a SE, rappresentato dalle zone scolanti sud-occidentali del Golfo di La Spezia, comprese le isole (Palmaria, Tino e Tinetto).
Lo spartiacque idrografico tra i due bacini è individuato dall’allineamento tra la sella in località La Foce e le dorsali orientali del M.Parodi, subito alle spalle della città di La Spezia.
Dal punto di vista idrogeologico, la Lama di La Spezia costituisce un sistema acquifero profondo, continuo e sviluppato. Le direttive di drenaggio delle acque sotterranee coincidono grosso modo con gli assi delle principali strutture geologiche, ma il bacino principale risulta suddiviso in numerosi sottobacini, delimitati ed isolati dalle incisioni vallive. In particolare, lungo la zona di affioramento dei calcari nel bacino del fiume Vara, le valli trasversali delimitano ambiti indipendenti nei quali si rilevano risorgenti puntuali e/o diffuse in corrispondenza delle zone di contatto di litologie con diverso grado di permeabilità, come ad esempio nel caso della Risorgente di Cassana.
Nel Golfo di La Spezia le formazioni calcaree affiorano fino oltre il livello del mare e costituiscono il basamento rigido al di sotto dei potenti orizzonti sciolti della piana di La Spezia; in questo caso si osservano diffuse risorgenti di acqua dolce sottomarine, chiamate localmente sprugole, termine utilizzato anche nell’entroterra per indicare gli inghiottitoi verticali di origine carsica. Famosi sono i laghi ad alimentazione profonda, successivamente bonificati, che caratterizzavano l’area su cui è stata edificata nel tempo la città di La Spezia e che hanno, anche recentemente, determinato gravi problematiche di stabilità agli edifici ed alle infrastrutture presenti in tali zone.
Le aree di alimentazione più importanti sono localizzate nelle porzioni a quote superiori, nelle zone alte dei bacini principali con forme superficiali significative ed estese come ad esempio le grandi doline di M. Parodi e le valli cieche che caratterizzano le zone circostanti l’abitato di Caresana e di San Benedetto.
Caratteristiche speleologiche
I calcari triassici della Serie toscana rappresentano le formazioni carsificabili nelle quali si sviluppano numerose grotte, frequentemente con ingresso ad inghiottitoio, con interessanti ed estesi fenomeni carsici anche di superficie come nel caso dei campi di doline del M.Parodi o le vaste depressioni di origine carsica completamente chiuse di San Benedetto e Caresana. Il paesaggio carsico risulta spesso rimaneggiato dai processi antropici che talora ne hanno obliterato i lineamenti e le forme caratteristiche.
Generalmente le cavità rilevate mostrano uno sviluppo modesto e appaiono risentire dell’intensa attività tettonica che ha caratterizzato il settore in esame; in alcuni casi tuttavia i complessi carsici di maggiore estensione (p.es. Risorgenza di Cassana, Caverna di Quaratica) evidenziano un carsismo complesso con più livelli di gallerie fossili tra loro sovrapposti e di dimensioni significative, ad evidenziare un reticolo sotterraneo particolarmente sviluppato.
Le direttrici principali delle gallerie sono spesso impostate lungo diaclasi e linee di debolezza dell’ammasso roccioso, allineate secondo le prevalenti lineazioni tettoniche regionali; solo nel caso del raggiungimento dei livelli di base lo sviluppo orizzontale delle gallerie è controllato dalla sottostante soglia impermeabile o semi-permeabile.
Lungo la linea di costa, nella zona di Portovenere e dell’Isola Palmaria, si assiste inoltre alla formazione di alcune cavità e grotte di origine marina, con segni di erosione selettiva e caratteristici solchi di battente, sebbene non manchino cavità di origine prettamente carsica come nel caso della Grotta dei Colombi, sull’Isola Palmaria
Copertura vegetale e uso del suolo
Gran parte dell’area interna della Lama di La Spezia si presenta boscata con abbondanza di castagneti, querce, carpini e faggi; le caratteristiche antropiche del territorio sono omogenee, essenzialmente costituite da agglomerati rurali posti in collina. Lungo la linea di costa si osserva una maggiore pressione antropica caratterizzata dalla presenza di numerosi nuclei abitati, importanti infrastrutture viarie e dall'Arsenale Militare di La Spezia.
Tra le emergenze di particolare rilievo della zona interna si possono ricordare la zona carsica di Pignone che costituisce un sito di interesse europeo di notevole importanza per la presenza di grotte e di habitat boschivi, ricchi di torrenti e sorgenti, che ospitano rari invertebrati endemici come alcune specie di Molluschi del genere Cochlodina, Limax e Retinella. Di particolare rilevo è anche la presenza di Geophilus richardi, un chilopode (artropode) che vive nella lettiera dei boschi di latifoglie e che è una specie indicatrice di buona naturalità dell’ambiente. Tra i segni della presenza dell'uomo, si segnala il Ponte dell’acquedotto, di epoca romana, ingegnosa opera che, oltre a permettere l’attraversamento del torrente Pignone, trasportava a valle l’acqua di approvvigionamento del paese. Lungo la vallata, abitata fin dall’età del bronzo, si possono osservare inoltre numerose tracce dell’antica viabilità che collegava Pignone a Soviore ed alla costa sicuramente già dal ‘700.
La costa, pur soggetta ad una più intensa urbanizzazione, mantiene un forte carattere di naturalità che ne fa una metà turistica a livello internazionale; il territorio è rivestito da una rigogliosa macchia mediterranea. Nella zona di Portovenere e delle isole si segnala la presenza di una piccola pianta perenne, un endemismo esclusivo del promontorio omonimo e delle isole, il Fiordaliso Centaurea veneris appartenente alla famiglia delle Composite, con una vivace infiorescenza violetta e che forma un cespuglio abbarbicato sulle falesie tipiche della costa occidentale.
Si rileva inoltre la presenza di un piccolo geco, il tarantolino Euleptes europea strettamente notturno, caratterizzato da un areale di distribuzione frammentato e relittuale; in tutta la Liguria è presente solo a Torre Quezzi (GE) e, a livello insulare, esclusivamente sulle isole del Tino e del Tinetto.
Sull'isola del Tino si trovano interessanti vestigia risalenti all’XI secolo e i ruderi dell’antica Abbazia dedicata a san Venerio, edificata nell’XI sec., quale trasformazione della cappella costruita nel VII secolo nel luogo dove fu ritrovato il corpo del Santo. L’isolotto del Tinetto, spoglio di vegetazione, conserva anch'esso antiche testimonianze della presenza di comunità religiose in questo comprensorio, costituite dalla presenza di diversi ruderi risalenti fino al sec. VI.
Infine nella zona del Varignano Vecchio si trovano i resti, risalenti alla prima metà del I sec. a.C., della “Villa Romana del Varignano”, situata al fondo di una piccola valle, prospiciente una protetta insenatura, all’epoca sito ideale per l'attracco ed il ricovero di piccole imbarcazioni. La zona archeologica è oggi interamente visitabile ed a breve sarà completato anche l’allestimento di un museo e di un percorso didattico
Note
Alla luce degli aggiornamenti cartografici e delle nuove acquisizioni geologiche e geomorfologiche realizzate sul territorio a seguito della pianificazione territoriale in Liguria, si rende necessaria una nuova perimetrazione dell’area carsica, ritenuta insoddisfacente e non congrua alla realtà esistente già in occasione della mappatura delle aree carsiche realizzata per la L.R. 14/90.
Necessaria una validazione completa secondo gli standard odierni dei posizionamenti delle grotte fino ad oggi note.
Necessaria anche una nuova verifica dei rilievi delle grotte ad oggi conosciute.
Necessarii studi idrogeologici approfonditi nell’intento di chiarire le direzioni di circolazione ipogea e le aree di ricarica a tutt’oggi spesso ignorate e spesso poste in serio pericolo da una crescente pianificazione territoriale
CTR 10000:233130, 248010, 248050, 248060, 248100, 248110, 248150

Immagine
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- Spadoni P.; “Lettere odeporiche sulle Montagne Ligusticae, Edizione seconda completa. MDCCXCIII, Nell'istituto di Scienze”; n° 2a ed. (1793); 1792
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Inquadramento geografico
L’area carsica della Lama di La Spezia, posizionata nell’estremo levante dell’arco ligure, si mostra con una forma allungata che origina dal Golfo di La Spezia e si estende nell’entroterra, con direzione circa parallela alla linea di costa; racchiusa, a S, tra lo spartiacque costiero che limita il territorio delle Cinque Terre e, a N, dall’allineamento ideale dei paesi di Spezia, Riccò del Golfo e Borghetto Vara; essa presenta un progressivo assottigliamento da SE verso NW.
A seguito della marcata variabilità altimetrica e di esposizione dei versanti, si rileva una significativa diversità nella distribuzione delle temperature medie e nell’intensità delle precipitazioni. La costa è caratterizzata da un clima mite, di tipo mediterraneo umido-temperato, con media delle temperature annue intorno a 16°C e le precipitazioni tra 1000-1200 mm/anno; l’interno è invece interessato da temperature medie più rigide con marcate escursioni stagionali (da –5°C a 30°C) e piogge abbondanti con punte fino a 1800-2000 mm/anno, prevalentemente concentrate nel periodo autunnale ed invernale. All'interno dell'area carsica sono presenti numerosi centri abitati, anche di notevole importanza.
Inquadramento geologico
La Lama di La Spezia è rappresentata da una depressione tettonica allungata secondo la direzione appenninica NW-SE, in cui affiorano i depositi carbonatici della Successione Toscana, coinvolta a SW da una piega rovesciata in cui affiorano i termini della Scaglia e del Macigno e, a NE, da un’anticlinale in cui sono implicate più Unità tettoniche appartenenti alle Liguridi Interne, tra cui l’Unità del Gottero e l’Unità del Bracco. Le formazioni presenti nella Lama di la Spezia, rappresentanti i termini triassici della Serie Toscana, sono dal basso verso l’alto, in rapida successione stratigrafica, Calcare cavernoso, Calcari e marne a Rahaetavicula contorta, Calcare massiccio, Calcari ad angulati, Rosso ammonitico, Calcari selciferi, Marne a posidonia, Diaspri e Maiolica. Queste strutture sono il risultato di una fase tettonica distensiva, iniziata nel Pliocene medio-superiore e ancora attiva, che ha interessato l’Appennino settentrionale originando sistemi di horst e graben delimitati da faglie dirette con rigetti anche notevoli, attivatasi su una precedente fase compressiva, culminata nel Miocene superiore, che ha causato una struttura a falde di ricoprimento con sovrascorrimento delle Unità liguridi su quelle toscane. Una di queste faglie dirette è la discontinuità che dalla Spezia si sviluppa fino a Carrodano raggiungendo nella parte meridionale un rigetto di circa 2000 metri, mettendo a contatto i terreni triassici della Falda Toscana con le formazioni dell’Unità Ligure di M. Gottero

Grotte conosciute in quest'area: 73


LI2073 ULTIMO ORIZZONTE wgs84: 44.078545N 9.806392E Q.200
LI2091 Grotta marina 2^ delle Rosse wgs84: 44.06467N 9.80492E Q.0
LI2092 Grotta marina 3^ delle Rosse wgs84: 44.0647N 9.805E Q.0
LI2090 Grotta marina 1^ delle Rosse wgs84: 44.06448N 9.80402E Q.0
LI2075 GROTTA EMANUELE MELILLI wgs84: 44.0782028N 9.8062306E Q.207
LI2083 GROTTA II BYRON wgs84: 44.05N 9.8326E Q.0
LI73 GROTTA ARPAJA wgs84: 44.0494N 9.8332E Q.1
LI80 GROTTA DEI COLOMBI wgs84: 44.03559N 9.84414E Q.31.7
LI284 GROTTA ALTA DELLA CALETTA wgs84: 44.03632N 9.84494E Q.75
LI274 LA SPRUGA wgs84: 44.0445393N 9.8405708E Q.135
LI37 GROTTA SECONDA DI PIGNONE wgs84: 44.17641N 9.72413E Q.190
LI2068 INGHIOTTITOIO DI RIO CAPORACCA wgs84: 44.083291N 9.8112853E Q.0
LI2077 POZZO DEL MARCHESE wgs84: 44.0815N 9.8102778E Q.
LI188 LA BISSONA wgs84: 44.063832N 9.821614E Q.105
LI1206 TANA DEGLI AOCCHI wgs84: 44.0705572N 9.8019282E Q.300
LI1208 LA PALADINA wgs84: 44.0773222N 9.8048038E Q.220
LI76 CAVERNA OSSIFERA DI PEGAZZANO wgs84: 44.10018N 9.78996E Q.160
LI187 GROTTA DI CAPOACA wgs84: 44.08202N 9.81025E Q.200
LI2069 TANA DELLE SCARPE wgs84: 44.078635N 9.8065617E Q.0
LI251 TANA DI CADIMARE wgs84: 44.079105N 9.816665E Q.175
LI36 GROTTA GRANDE DI PIGNONE wgs84: 44.1761111N 9.7238889E Q.190
LI71 GROTTA DELL' ACQUA SANTA wgs84: 44.091619N 9.815454E Q.15
LI175 NUMERO CANCELLATO Q.125
LI78 CAVERNA COZZANI wgs84: 44.0987271N 9.7904401E Q.150
LI2072 GALLERIA SUL MONTE CASTELLANA CON GROTTA wgs84: 44.0699167N 9.8168613E Q.387
LI2071 GROTTA DELLA CAVA DEI CLIMBERS wgs84: 44.072908N 9.811697E Q.397
LI2070 GROTTICELLA DEL 126 wgs84: 44.0699167N 9.8150278E Q.420
LI406 BUCO DELLE STREGHE wgs84: 44.1664206N 9.7380608E Q.130
LI455 SPRUGOLA DELLA BREDA wgs84: 44.0925526N 9.797978E Q.367
LI413 SPRUGOLA DI ZEGORI wgs84: 44.1325579N 9.7803906E Q.175
LI520 GROTTA SECONDA DELLA CASCATELLA wgs84: 44.10133N 9.79743E Q.40
LI466 GROTTA PRIMA DELLA CASCATELLA wgs84: 44.1013472N 9.7975972E Q.35
LI235 CAVERNA DI QUARATICA wgs84: 44.1323333N 9.7635278E Q.320
LI1281 INGHIOTTITOIO SUPERIORE DI RIO Q.
LI1280 POZZO DELLA GRANATA Q.
LI1279 POZZO KITON Q.
LI84 GROTTA AZZURRA wgs84: 44.0440071N 9.8358077E Q.
LI1207 SPRUGOLA DEI BONDONI wgs84: 44.0640556N 9.818E Q.95
LI66 GROTTA DEL GINEPRO wgs84: 44.2047222N 9.7016667E Q.230
LI2048 GROTTA DEI METEORITI wgs84: 44.1341389N 9.7543333E Q.518
LI2049 GROTTA DELLO ZOCCOLO DI GNU wgs84: 44.1339722N 9.7545E Q.536
LI2046 GROTTA DELLA NEVE wgs84: 44.1400278N 9.75375E Q.500
LI2050 GROTTA CESARE RAGAZZI wgs84: 44.1335556N 9.7553889E Q.551
LI1204 GROTTA DELLE OSSA wgs84: 44.1397778N 9.752E Q.524
LI2051 GROTTA 1 DI CERCHIARA wgs84: 44.1974889N 9.7042667E Q.228
LI2052 GROTTA 2 DI CERCHIARA wgs84: 44.1975333N 9.7043667E Q.228
LI2044 POZZO BEFANA wgs84: 44.1283056N 9.7644444E Q.561
LI1041 RISORGENTE DI CASSANA wgs84: 44.2111111N 9.6927778E Q.162
LI458 POZZO DEL MONTE BERMEGO wgs84: 44.1221475N 9.7621312E Q.360
LI238 TANA TRA POZZO E QUARATICA wgs84: 44.1331111N 9.7665E Q.320
LI1952 POZZO DELL'ALBERO SPROFONDATO wgs84: 44.1370278N 9.7651944E Q.284
LI1292 POZZETTO DEL CIUFFO Q.390
LI1289 INGHIOTTITOIO DEL MALOVINO wgs84: 44.17075N 9.7243E Q.
LI1288 GROTTA DELLA DOLINA wgs84: 44.17431N 9.7243E Q.
LI1287 POZZETTO DELL' ORTO Q.
LI1284 BUCA DI S.GIUSEPPE wgs84: 44.1783333N 9.7941667E Q.
LI1283 INGHIOTTITOIO INFERIORE DI RIO Q.
LI1282 RIPARO A DUE INGRESSI DI MONTE PARODI Q.
LI1 GROTTA DELLA MADONNA wgs84: 44.113431N 9.7992585E Q.30
LI1041.1 CASSANA, RISORGENTE DI - SECONDO INGRESSO wgs84: 44.2082222N 9.6970833E Q.245
LI1278 GROTTA DELLA CAJENNA wgs84: 44.05625N 9.82592E Q.
LI1286 GROTTA DEL PUNGITOPO wgs84: 44.17141N 9.72694E Q.
LI35 GROTTA DELLA FORNACE wgs84: 44.17554N 9.72199E Q.190
LI1294 POZZETTO DEL DRAGO wgs84: 44.1319308N 9.7799449E Q.182
LI467 GROTTA CHIARA wgs84: 44.1325656N 9.7792657E Q.197
LI1791 BUCA DELLA PENTOLA wgs84: 44.1253333N 9.7643333E Q.
LI65 GROTTA DI CASSANA wgs84: 44.2105509N 9.692424E Q.180
LI1275 GROTTA DELLA CAVA DI FOSSA DI TREZZO wgs84: 44.17353N 9.72832E Q.
LI1214 GROTTA DEI PITALI wgs84: 44.1212778N 9.7972396E Q.110
LI1203 POZZETTO DELLA FASCIA wgs84: 44.1531352N 9.7458983E Q.310
LI964 POZZO FRATTURA MONTE BERMEGO 'A' wgs84: 44.1241122N 9.7645312E Q.600
LI1296 GROTTA DEL PIRATA Q.
LI1285 POZZETTO DI MONTE COSTARI Q.