LI1072

BURANCO II DI CASE PEGLIA

Primo censitore
LAIOLO G.- E POI ALTRI
Regione
LIGURIA
Provincia
SV
Comune
BOISSANO
Località
CASE PEGLIA
Monte
MONTE RAVINET
Area carsica
Formazione geologica
SPM DOLOMIE DI SAN PETRO DEI MONTI
Dimensioni
Sviluppo reale
500
Sviluppo planimetrico
245
Estensione
38
Dislivello positivo
0
Dislivello negativo
-166
Dislivello totale
166
Posizione dell'ingresso
Latitudine
4889426
Longitudine
436738
Tipo di coordinate
UTM ED50 32
Tipo coordinate originali
GPS UTM WGS84
Quota altimetrica
860
Quota cartografica
868
Quota GPS
1999
Valutazione dato
affidabilità 100% (3 letture ripetute in due anni con 7 satelliti per 15 minmuti)
Cavità archeologica
No
Cavità marina
No
Rischio ambientale
No
Idrologia
sifoni
Andamento
VERTICALE
Percorribilità
TECNICA, ALL'80% SU CORDA
Gruppi
G.S.SAVONESE, Gruppo Speleologico Cycnus (Toirano - SV)
Note
Temperatura 10.7/11.5 °C

Descrizione
La grotta si sviluppa al contatto stratigrafico quarziti / calcari controllata dai piani di fratture quasi ortogonali tra loro, orientati grossomodo NE-SW e N-S.
Dalla superficie sino a -30m segue gli strati inclinati a circa 45°, mentre nella parte inferiore la stratificazione si fa pressoché verticale e le calate avvengono nel vuoto.
Cavità verticale articolata in una serie di pozzi disomogenei -dai 3m ai 40m di altezza per 0.5/10m di larghezza- intercalati da piccole sale o angusti passaggi.
Il pavimento delle sale ed il fondo di alcuni pozzi sono costituiti da cumuli clastici di varia pezzatura, fino a metrici.
La grotta non presenta tratti freatici ne veri e propri rami orizzontali.

L’ingresso verticale è seguito da due angusti pozzetti (3/4m) che portano ad un disagevole passaggio inclinato che finisce sulla sommità della colata nella “sala del bivio”, scesa la colata (4m) si può imboccare la via storica “Ramo dei Savonesi”, o la via nuova “Ramo Cycnus”.

“Ramo dei Savonesi”:
sviluppo spaziale 75m; profondità 31m; estensione 30m
(dati riferiti all’ingresso grotta)

si passa sotto la colata, si attraversa un angusto passaggio si scende il “P12”, quindi si percorre la frattura discendente che porta alla sala finale, termine delle esplorazioni del G.S. Savonese, sviluppata al contatto quarziti / calcari con parete destra inclinata e fondo fangoso.
A metà del “P12” seguendo la piccola cengia è possibile raggiungere le due condotte che immettono rispettivamente ad una risalita chiusa su massi instabili e ad un breve salto che riporta al fondo del “P12”.
A pochi metri dalla base del “P12” a sinistra si apre un pozzo nelle dolomie (P6) che stringe bruscamente al contatto con le quarziti, il piccolo spiraglio di 5cm permette la comunicazione vocale con il “Ramo Cycnus”.

“Ramo Cycnus”:
sviluppo spaziale 420m; profondità 165m; estensione 25m
(dati riferiti all’ingresso grotta)

Dando le spalle alla colata si scende a sinistra verso il gruppo di stalagmiti che cela il piccolo imbocco di “pozzo Arterio” (P20), un tubo prima verticale poi molto inclinato, completamente rivestito da colate carbonatiche, che termina in una strettoia impraticabile, ma collegata al sottostante “Volo del Calabrone”, via diretta per il fondo.

Nel “pozzo Arterio”, in corrispondenza dell’evidente rientranza a destra, si aprono tre brevi diramazioni: “la saletta”, completamente ricoperta da colate carbonatiche color arancione vivo; il “pozzo nero” (P20), pericolosissimo per i numerosi massi “incollati” col fango alle pareti e al soffitto; il “ramo intermedio”, orientato W-E, che raccchiude gli unici 30m orizzontali dell’intera grotta, con pavimento costituito da grandi massi ricoperti da depositi terroso/argillosi.

Tornando alla via diretta giunti al fondo di “pozzo Arterio” si imbocca il “meandro” che si apre a destra, lo si percorre per pochi metri (in realtà il “meandro” prosegue per altri 10m sbucando a metà “pozzo nero”, ma la sezione è molto, molto selettiva) e si risalgono i 3m del “camino” per poi scendere nella scomoda frattura che porta al piccolo slargo che si affaccia al “volo del calabrone” (P21). Il “volo del calabrone” è impostato su frattura orientata SE-NW, la calata avviene a ridosso della parete Nord, verticale, mentre la parete opposta si allontana dai 3m della partenza fino agli 8m della base, questa è costituita da cumulo di clasti parzialmente annegati nella colata carbonatica che scende gradonata verso Est fino al “P10” -fusoide di 3.5m di diametro dal fondo sabbioso- mentre verso Ovest degrada con scivolo molto inclinato fino al “P15”. All’attacco del “P15” è anche possibile proseguire in piano, molto esposti, per accedere a una piccola saletta seguita da un breve cunicolo ascendente da cui arriva un esiguo rivolo d’acqua.
Inoltre, a metà “volo del calabrone” un aereo traverso porta alla finestra che da accesso al “P30”, che scende inclinato fino al fusoide del precedente “P10”.

Proseguendo invece nella via diretta si scende il “P15”, si percorre la stretta spaccatura che sovrasta il “pozzo F. Cassullo”* (P40), e lo si scende lungo la parete Sud, dapprima in appoggio e poi nel vuoto, fino al fondo di -113m, ovvero 750m s.l.m. Le sezioni del “P40” variano dalla stretta fessura sommitale (40/50 cm), alla sezione pseudo–circolare di -15m (3m di diametro), fino alla forma ellittica del fondo (4m per 6m), costituito da un cumulo di massi metrici in parte cementati da colata carbonatica e in parte liberi di movimento, tra i quali si può accedere a due vie parallele. Quella di destra scende in una frattura che stringe progressivamente fino a chiudere 15 metri più in basso, quella di sinistra si approfondisce ne “la sosta” con due pozzi in rapida successione: un P10 con pareti ricoperte da fango e massi instabili che presenta pavimento orizzontale in roccia compatta (2m per 4m) aggettante nel P12 scavato nelle dolomie con sezione media di 1m per 3m.
Alla base del P12 un basso ed angusto passaggio immette nella “forretta”, costituita dall’unione di due condotte sovrapposte orientate NE-SW, che si gettano nel “P4”, saltino scampanato seguito dall’ampia condotta dello “sciacquone”, discendente e con fondo argilloso modellato dalle variazioni dei livelli idrici di antichi sifonamenti.
Lo “sciacquone” raccoglie tutti gli stillicidi incontrati in precedenza recapitandoli al “pozzo dell’ac-cesso” (P15), il cui ingresso, 35cm di diametro, da direttamente nel vuoto del fusoide scampanato scavato nei calcari compatti.
Il fondo del “P15”, 3m di diametro, è coperto dall’acqua precedente che poi rivola nella micidiale “fessura” verticale (lunga 8m, originariamente larga 10-15 cm, ora poco di più) che precipita nel “P10” alimentando il “sifone” finale, 1.5m per 2m, termine della cavità a -165m, ovvero 698m s.l.m..
Nel dicembre 2007 il sifone è stato trovato vuoto -prima volta in 13 anni-, al suo posto un imbuto fangoso profondo 1.5m seguito da una micro fessura oltre la quale il braccio si muove liberamente, ma due mesi dopo è stato trovato nuovamente pieno.

* il “P40” è stato dedicato all’amico Fabio Cassullo, speleologo genovese scomparso prematuramente.
Itinerario
La grotta si apre sul crinale Case Peglia – Bric Scotto all’incrocio con il sentiero delle Terre Alte, a due metri dal masso che reca il segnavia del sentiero: due righe orizzontali, rosso sopra, giallo sotto.
Da Toirano si segue la strada provinciale n.1 per Bardineto, cento metri prima del Giogo di Toirano si imbocca la strada sterrata che parte alla destra del tornante e la si percorre sino all’ampio spiazzo di “Cian Baretti” (3km), caratterizzato da un grande masso posto al centro. Si prosegue a piedi per altri cento metri per imboccare il sentiero che sale a sinistra conducendo all’antica Abbazia del Monte San Pietro. Lo si percorre per qualche decina di metri, quindi si risale il primo rivolo d’acqua raggiungendo la vicina “Fonte della Castagna” (scaturisce da un tubo sporgente dal versante). Si passa attraverso grandi castagni e si imbocca il sentiero che dapprima piega a monte e, dopo tornante a destra, si dirige verso mare salendo rettilineo sino alla sella di “Ca du Fò”, dove cambia versante, quindi si prosegue verso mare sul sentiero “la Napoleonica” che sbuca nei grandi e panoramici prati di Case Peglia. Scendere il prato tenendosi prossimi alla cresta di sinistra sino ad incontrare la “casella rettangolare” (piccola costruzione in pietra a secco con base di 4m per 2m e porta alta 1.6 m) oltre la quale si prosegue ancora verso mare per poche decine di metri fino ad incrociare il sentiero delle “Terre Alte” (segnavia: due strisce orizzontali, rossa sopra, gialla sotto), alla sinistra del quale si apre il piccolo imbocco della grotta (25 cm per 70 cm), nascosto da bassi cespugli.
Sequenza pozzi
via diretta: P3; P3; P4; P20; P21; P15; P40; P10; P12; P4; P15; P10
vedi scheda d’armo
Fauna
Per 5 anni sono state viste 3 piccole rane, vive, sul bordo dello specchio d’acqua del sifone di -165m.
Storia
Individuato nel 1980 dai soci del G.S. Savonese che lo hanno disostruito nei primi 5m verticali, quindi esplorato, topografato e inserito a catasto con circa 64m di sviluppo e 33m di profondità (Laiolo G., 1991) è stato abbandonato per la scomodità della zona e per l’assenza di fenomeni ipogei di un certo interesse: due sole grotte di modesto sviluppo a oltre 100m di distanza.

Nel 1991 il G.S. Cycnus di Toirano ha cartografato l’intera area posizionando buchi, doline e avvallamenti, ma solo nel luglio 1994 è riuscito a localizzare l’ingresso del Buranco II, scendendolo poi nell’agosto successivo fino al bordo del P12 (Merlo Roy, Roberto Chiesa). Nel novembre dello stesso anno il G.S. Cycnus ha effettuato un campo di 4 giorni finalizzato a chiudere le attività in corso nell’area –nel frattempo trovati nuovi buchi e nuove piccole cavità-, ma i programmi son cambiati quando Chiesa Agostino e Pesce Roberto hanno “sbagliato” pozzo mal interpretando le indicazioni ricevute, ed hanno sceso un nuovo pozzo celato da un gruppo di stalagmiti, il “pozzo Arterio”, che in poche uscite ha approfondito la cavità sino a -155m lungo il neonato Ramo Cycnus (Chiesa R., 1997), fermantosi su strettoia micidiale seguita da evidente ma irraggiungibile prosecuzione.
Il nubifragio del 1994 distrusse la strada strerrata locale allungando enormemente i tempi di avvicinamento, sicché le esplorazioni interne lasciarono il posto alle battute esterne finalizzate alla ricerca di un secondo e più agevole ingresso, mai trovato. Solo nel 1997 il G.S. Cycnus riprese le ostilità effettuando risalite, traversi e disostruzioni che portarono all’esplorazione di pozzi paralleli, camini toppi e del nuovo fondo/sifone di -165m.

Una ulteriore incursione nel dicembre 2007 ha permesso di trovare il sifone vuoto, ma al suo posto c’era un cono fangosissimo seguito da micro fessura oltre la quale il braccio si muoveva nel “largo”, purtroppo però nella successiva visita l’acqua era tornata al vecchio livello. Durante le due uscite sono state effettuate due risalite: quella nella “forretta” ha regalato oltre 40m di nuovi ambienti stretti, mentre quella sopra “la sosta” ha portato solo 15m di esposizione sul grande vuoto parallelo al “P40”, inoltre è stata ridiscesa la stretta fessura alla base del “P40” per oltre 30m di sviluppo.
Questi ed altri diverticoli hanno portato lo sviluppo della cavità oltre il limite del mezzo chilometro.

Immagine ingresso
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Il \u201cvolo del calabrone\u201d \u00e8 impostato su frattura orientata SE-NW, la calata avviene a ridosso della parete Nord, verticale, mentre la parete opposta si allontana dai 3m della partenza fino agli 8m della base, questa \u00e8 costituita da cumulo di clasti parzialmente annegati nella colata carbonatica che scende gradonata verso Est fino al \u201cP10\u201d -fusoide di 3.5m di diametro dal fondo sabbioso- mentre verso Ovest degrada con scivolo molto inclinato fino al \u201cP15\u201d. All\u2019attacco del \u201cP15\u201d \u00e8 anche possibile proseguire in piano, molto esposti, per accedere a una piccola saletta seguita da un breve cunicolo ascendente da cui arriva un esiguo rivolo d\u2019acqua.\r\nInoltre, a met\u00e0 \u201cvolo del calabrone\u201d un aereo traverso porta alla finestra che da accesso al \u201cP30\u201d, che scende inclinato fino al fusoide del precedente \u201cP10\u201d.\r\n\r\nProseguendo invece nella via diretta si scende il \u201cP15\u201d, si percorre la stretta spaccatura che sovrasta il \u201cpozzo F. Cassullo\u201d* (P40), e lo si scende lungo la parete Sud, dapprima in appoggio e poi nel vuoto, fino al fondo di -113m, ovvero 750m s.l.m. Le sezioni del \u201cP40\u201d variano dalla stretta fessura sommitale (40\/50 cm), alla sezione pseudo\u2013circolare di -15m (3m di diametro), fino alla forma ellittica del fondo (4m per 6m), costituito da un cumulo di massi metrici in parte cementati da colata carbonatica e in parte liberi di movimento, tra i quali si pu\u00f2 accedere a due vie parallele. Quella di destra scende in una frattura che stringe progressivamente fino a chiudere 15 metri pi\u00f9 in basso, quella di sinistra si approfondisce ne \u201cla sosta\u201d con due pozzi in rapida successione: un P10 con pareti ricoperte da fango e massi instabili che presenta pavimento orizzontale in roccia compatta (2m per 4m) aggettante nel P12 scavato nelle dolomie con sezione media di 1m per 3m.\r\nAlla base del P12 un basso ed angusto passaggio immette nella \u201cforretta\u201d, costituita dall\u2019unione di due condotte sovrapposte orientate NE-SW, che si gettano nel \u201cP4\u201d, saltino scampanato seguito dall\u2019ampia condotta dello \u201csciacquone\u201d, discendente e con fondo argilloso modellato dalle variazioni dei livelli idrici di antichi sifonamenti.\r\nLo \u201csciacquone\u201d raccoglie tutti gli stillicidi incontrati in precedenza recapitandoli al \u201cpozzo dell\u2019ac-cesso\u201d (P15), il cui ingresso, 35cm di diametro, da direttamente nel vuoto del fusoide scampanato scavato nei calcari compatti.\r\nIl fondo del \u201cP15\u201d, 3m di diametro, \u00e8 coperto dall\u2019acqua precedente che poi rivola nella micidiale \u201cfessura\u201d verticale (lunga 8m, originariamente larga 10-15 cm, ora poco di pi\u00f9) che precipita nel \u201cP10\u201d alimentando il \u201csifone\u201d finale, 1.5m per 2m, termine della cavit\u00e0 a -165m, ovvero 698m s.l.m..\r\nNel dicembre 2007 il sifone \u00e8 stato trovato vuoto -prima volta in 13 anni-, al suo posto un imbuto fangoso profondo 1.5m seguito da una micro fessura oltre la quale il braccio si muove liberamente, ma due mesi dopo \u00e8 stato trovato nuovamente pieno.\r\n\r\n* il \u201cP40\u201d \u00e8 stato dedicato all\u2019amico Fabio Cassullo, speleologo genovese scomparso prematuramente.\r\n","FAUNA":"Per 5 anni sono state viste 3 piccole rane, vive, sul bordo dello specchio d\u2019acqua del sifone di -165m.\r\n","POZZI":"via diretta: P3; P3; P4; P20; P21; P15; P40; P10; P12; P4; P15; P10\r\nvedi scheda d\u2019armo\r\n","PERCORRIBILITA":"TECNICA, ALL'80% SU CORDA","oricoordtype":"GPS UTM WGS84","recordinsert":"2010-07-10 01:32:23","recordupdate":"2013-05-18 17:56:22","username":"admin","userupdate":"robertochiesa","marina":"N","archeologica":"N","rischioambientale":"N","chiusa":"N","noteversione":"programma regionale di revisione catastale 2008","ANDAMENTO":"VERTICALE","data_verifica":null,"hidden":"0","photo1":"1072_Peglia_II_2011_Chiesa_R_ingresso.jpg","STORIA":"Individuato nel 1980 dai soci del G.S. 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Cycnus ha effettuato un campo di 4 giorni finalizzato a chiudere le attivit\u00e0 in corso nell\u2019area \u2013nel frattempo trovati nuovi buchi e nuove piccole cavit\u00e0-, ma i programmi son cambiati quando Chiesa Agostino e Pesce Roberto hanno \u201csbagliato\u201d pozzo mal interpretando le indicazioni ricevute, ed hanno sceso un nuovo pozzo celato da un gruppo di stalagmiti, il \u201cpozzo Arterio\u201d, che in poche uscite ha approfondito la cavit\u00e0 sino a -155m lungo il neonato Ramo Cycnus (Chiesa R., 1997), fermantosi su strettoia micidiale seguita da evidente ma irraggiungibile prosecuzione.\r\nIl nubifragio del 1994 distrusse la strada strerrata locale allungando enormemente i tempi di avvicinamento, sicch\u00e9 le esplorazioni interne lasciarono il posto alle battute esterne finalizzate alla ricerca di un secondo e pi\u00f9 agevole ingresso, mai trovato. Solo nel 1997 il G.S. 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Dati compilazione
Data importazione
10/07/2010
Utente che ha inserito i dati
admin
Utente che ha aggiornato i dati
robertochiesa
Ultima modifica dei dati
18/05/2013

Coordinate:

Bibliografia

1979-19901979-1990: l'attività del G.S.S. fuori BardinetoSANNA AdeleVisualizza
1979-1990Il Buranco 2° di Case PegliaLAIOLO GiovanniVisualizza
1992-93Il Carsismo dell'alta Val Varatella (Massiccio di M. Carmo - SV). Appunti preliminariGruppo Speleologico SavoneseVisualizza
1995Un altro -100 nell'area carsica toiraneseCHIESA RobertoVisualizza
1995Un altro -100 nell'area carsica del toiranese -Buranco II di Case Peglia-CHIESA RobertoVisualizza
1996Il Merlo che disse al Corvo: "Che C…. Fai!"Anonimo (CHIESA Roberto)Visualizza
1997Buranco II di Case Peglia - Brevi note storiche e descrittive e cenni geomorfologiciCHIESA RobertoVisualizza
1998Buranco II di Case Peglia (Boissano - Savona)CHIESA RobertoVisualizza
2001Settore 1 - Monte Carmo - VaccariniGAMBETTA Marco, MASSUCCO Rinaldo, SANNA AdeleVisualizza
2001Settore 8 - Case Peglia - VerziCHIESA RobertoVisualizza
2003Attività in collaborazioneCHIESA RobertoVisualizza

Foto della cavità

Numero grotta
LI1072 BURANCO II DI CASE PEGLIA

Buranco II case Peglia (P15)


Autore foto
Chiesa Agostino
Descrizione
alla base del "volo del calabrone" verso il P15

Numero grotta
LI1072 BURANCO II DI CASE PEGLIA

Buranco II case Peglia (P15)


Autore foto
Chiesa Roberto
Descrizione
discesa del P15

Numero grotta
LI1072 BURANCO II DI CASE PEGLIA

Buranco II case Peglia (P40)


Autore foto
Chiesa Agostino
Descrizione
discesa del P40 F. Cassullo

Numero grotta
LI1072 BURANCO II DI CASE PEGLIA

Buranco II case Peglia sifone


Autore foto
Diani Patrizia
Descrizione
la micidiale strettoia che porta al P10 del sifone terminale

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