SAN BERNARDINO - ORCO

SV32

Provincia
LIGURIA
Provincia
SV
Descrizione
L’area carsica di San Bernardino – Orco, come tutto il Finalese, presenta elevati valori dal punto di vista archeologico e paleontologico grazie ai numerosi ritrovamenti rinvenuti in molte grotte e/o ripari presenti nel territorio (ritrovamenti musteriani risalenti al Paleolitico medio e importanti resti di fauna Pleistocenica dell’Arma degli Zerbi, incisioni rupestri all’Arma Moretta). Infatti, fin dall’inizio del Quaternario la zona ospitò insediamenti umani che riuscìrono a trovare condizioni favorevoli soprattutto per la mite situazione climatica dovuta alla posizione geografica (anche durante le glaciazioni) e per la presenza di numerosi ripari naturali.
Le conoscenze speleologiche e idrogeologiche di quest’area carsica sono in parte limitate in quanto le grotte fino ad ora note presentano modesti sviluppi e risultano essere piuttosto epidermiche; gli studi e le ricerche per una conoscenza più approfondita del sistema sono pertanto ancora in corso su tutta l’area.
L’area infine risulta estremamente importante dal punto di vista naturalistico per la grande varietà di ambienti naturali che ha permesso la conservazione di una elevata biodiversità, con abbondanza di specie animali e vegetali rare e/o esclusive e per tale motivo è compresa nel SIC “Finalese-Capo Noli”.
Superficie interessata (ha)
740
Comuni
FINALE LIGURE, ORCO FEGLINO
Bacino imbrifero
SCIUSA , AQUILA
Caratteristiche geolitologiche
Calcare di Finale Ligure (Pietra di Finale),
Caratteristiche geomorfologiche
Altopiano carsico delimitato da falesie lungo i due canyons laterali originati dai torrenti Sciusa e Aquila. Carso coperto ricco di doline: Valle fossile di Val Cornei ed altre minori valli sospese. Forme di carsismo superficiale
Caratteristiche idrogeologiche
Il carsismo nella formazione miocenica della Pietra di Finale, scarsamente interessata da fenomeni tettonici, presenta cavità ad andamento più che altro orizzontale o suborizzontale, ove gli strati di sedimentazione, in associazione all’elevata permeabilità per porosità, divengono di fatto l’elemento speleogenetico preponderante. Il carsismo nella formazione triassica invece è caratterizzato prevalentemente da morfologie di crollo controllate principalmente dalla tettonica. Altro fenomeno di notevole influenza sullo sviluppo ipogeo locale è rappresentato dal contrasto di permeabilità e soprattutto di solubilità fra i calcari miocenici e le sottostanti formazioni dolomitiche, le quali sovente si comportano da basamento impermeabile governando di fatto i deflussi ipogei degli acquiferi carsici.
L’Altopiano di S. Bernardino costituisce la principale zona di assorbimento dei sistemi ed è caratterizzata da una infiltrazione diffusa, data l’elevata permeabilità del settore, che impedisce deflussi incanalati superficiali; l’unica zona dove è individuabile un assorbimento concentrato è l’alta Val Nava, dove tra i coltivi e la boscaglia sono facilmente identificabili numerosi inghiottitoi e doline idrovore. Probabilmente anche in profondità l’assorbimento e la circolazione sono dispersi e proprio per tale motivo pochi sono ad oggi i sistemi ipogei esplorati. Gli studi idrogeologici hanno stabilito che gran parte delle acque dell’altopiano sono drenate verso la Sorgente del Martinetto, situata in riva destra idrografica del Torrente Sciusa ad una quota di circa 60 m e che, considerate le rilevanti portate (tra i 60 e oltre 500 litri/s), risulta essere la più importante del Finalese (captata dall’acquedotto comunale). Solo la zona Sud-occidentale dell’altopiano sembrerebbe drenare le acque verso la sorgente degli Scogli Rotti situata in Valle dell’Aquila.
Caratteristiche speleologiche
Le esplorazioni speleologiche nell’area sono state condotte negli anni ‘60-‘70 principalmente dal Gruppo Speleologico Ligure “A. Issel” di Genova e successivamente dal 1980 ad oggi dal Gruppo Speleologico Imperiese, dal Gruppo Speleologico Borgio Verezzi e dal Gruppo Speleologico Savonese.
Nell’area carsica sono attualmente conosciute 41 grotte per uno sviluppo totale di circa 606 m; 25 di esse si trovano nel Comune di Finale Ligure e 16 sono in Comune di Orco Feglino. La cavità più alta in quota è il Riparo del Trono ubicato a 350 m s.l.m. e la più bassa è la Grotta di Stroloch a 130 m s.l.m.. Le grotte presenti nell’area sono tutte caratterizzate da sviluppi piuttosto limitati; la grotta più lunga risulta essere l’Arma della Strapatente, con 64 m di sviluppo in pianta.
Tra le cavità degne di nota ricordiamo, oltre all’Arma della Strapatente, la Grotta dei Balconi, la Caverna Borzini, la Grotta dei Pipistrelli, l’Arma degli Zerbi.
Copertura vegetale e uso del suolo
L’area carsica è quasi interamente compresa entro il Sito di Importanza Comunitaria Finalese-Capo Noli che per la grande varietà di ambienti e l’elevatissima biodivesità, rappresenta uno dei più importanti S.I.C. regionali (circa 28 kmq). Il processo di antropizzazione ha lasciato segni a partire dal lontano Paleolitico ed è proseguito in armonia con l’ambiente attraverso la romanità ed il medioevo fino ai giorni nostri con testimonianze archeologiche e architettoniche di grande significato.
Gli habitat più interessanti sono rappresentati da formazioni rupestri costiere ed interne, che interrompono con ripide falesie gli altipiani dominati da macchia mediterranea, boschi di leccio, pino d’Aleppo e verdi praterie ricche di orchidee. Nei fondovalle si trovano zone fresche e umide con boschi misti di carpino nero e orniello. Sulle falesie costiere si rinvengono importanti specie alofite, piante con adattamenti speciali per le forti concentrazioni saline. La varietà di ambienti ha permesso la conservazione di una elevata biodiversità, con abbondanza di specie animali e vegetali rare o esclusive.
Specie botaniche di maggiore interesse
Campanula del savonese (Campanula sabatia), rarissima ed endemica della Liguria occidentale, campanula del Finalese (Campanula isophylla), bellissima specie esclusiva di questo S.I.C, vilucchio di Capo Noli (Convolvulus sabatius), delicatissimo e raro relitto paleomediterraneo.
Specie animali di maggiore interesse
Uccelli: falco pellegrino e gufo reale. Rettili e Anfibi (che nel Finalese raggiungono il limite orientale di diffusione e sono assenti nel resto d’Italia): lucertola ocellata (Timon lepidus), pelodite punteggiato (Pelodytes punctatus) e raganella mediterranea (Hyla meridionalis).
Le numerose grotte ospitano una ricca fauna cavernicola con popolazioni di chirotteri e importanti specie endemiche di invertebrati.
Vulnerabilità e particolari cautele da adottare
Il grande valore naturale di quest’area implica altresì un’elevata vulnerabilità a causa della pressione antropica. I principali rischi possono derivare da: 1) iniziative di speculazione edilizia, che non prendano in considerazione le possibili ripercussioni negative su habitat e specie; 2) il passaggio ricorrente di pericolosi incendi, causa di consistenti fenomeni di regressione e impoverimento della vegetazione e delle fauna locale; 3) i rischi elevati di inquinamento degli ambienti ipogei e delle risorse idriche sotterranee.
Altre caratteristiche
Accertati giacimenti paleontologici di grande interesse incisioni rupestri e altre tracce di insediamenti preistorici. Fauna troglobia e troglossena
Note
L’area carsica, come già ampiamente accennato, risulta discretamente studiata ed è tutt’ora oggetto di indagini; tuttavia le conoscenze dei deflussi ipogei sono ancora limitate e per tale motivo risulta estremamente importante tutelare le zone di assorbimento concentrato localizzate tra i coltivi ancora attivi (inghiottitoi della Val Nava).
Risulta evidente e necessario riperimetrare i limiti in corrispondenza dell’affioramento miocenico presso la chiesa di San Bernardino, unica zona dell’area pesantemente antropizzata.
Le numerose cave dismesse (Cava dell’Arma e cave di Monte Cucco) necessiterebbero di importanti interventi di recupero ambientale e pulizia con rimozione dei vecchi impianti (carpenterie, attrezzature, automezzi, ecc…).
Grotte a rischio ambientale: presso la cava del Martinetto, in località Ponte Cornei, le piccole cavità presenti sul fronte di cava sono ingombre di rifiuti , così come la sorgente Granero, ubicata nelle vicinanze. CTR 10000:229130, 228160, 245040, 246010
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Inquadramento geografico
L’area carsica si inserisce dal punto di vista geografico nella regione del Finalese seguendone quindi i caratteri ambientali, naturali, geologici e geomorfologici. Geograficamente la regione si estende per circa 740 km2 ed è localizzata tra le aree carsiche SV30 e SV31, delimitata a Ovest dal Torrente Aquila e ad Est dal Torrente Sciusa; comprende tutto il vasto Altopiano di San Bernardino, l’incassata Val Cornei e la fossile Val Nava. A Nord il confine è segnato dalle pareti di Monte Cucco e dai centri abitati di Orco e di Boragni mentre a Sud l’area si estende sino al limite dell’altopiano, in corrispondenza delle borgate di Monticello, San Bernadino e Lacremà. La morfologia è quella tipica degli altipiani finalesi, delimitati da ripide falesie e solcati da profonde incisioni vallive, con una vegetazione prevalente a macchia mediterranea e bosco sempreverde di leccio nelle zone più alte e quindi soleggiate, mentre i fondovalle sono dominati da bosco misto termofilo (inversione termica altitudinale). Tra le macroforme carsiche più evidenti le doline e gli inghiottitoi attivi (zona di assorbimento in alta Val Nava), le valli fossili dal fondo piatto e ricco di terre rosse (Val Nava), le valli a canyon (valli Sciusa, Aquila e Cornei) e i cockpit (Campuriundu). Le microforme più caratteristiche ed evidenti sono, invece, rappresentate dalle vaschette di corrosione, numerose in tutta l’area e alcune anche di grandi dimensioni (a titoli di esempio quelle sulla dorsale di Monte Cucco) e le scannellature. Inoltre si ricorda la presenza su tutta la zona sommitale dell’altopiano di evidenti depositi di “terre rosse”.
Piuttosto limitate le influenze antropiche sull’area in quanto gli unici insediamenti abitativi risultano marginali rispetto ai confini, così come le attività agricolo-pastorali oggi ormai limitate e prossime agli insediamenti, contrariamente invece ad epoche passate (sino agli anni ’50) quando gran parte della zona era coltivata e/o utilizzata a pascolo, come testimoniano i numerosi terrazzamenti invasi dal bosco e i prati abbandonati. Inoltre l’intera area, non essendo attraversata da strade rotabili, ma solo da una fitta rete sentieristica, si presenta ancora meno antropizzata rispetto ad altre zone del Finalese. La maggiore frequentazione è imputabile alle attività sportive di outdoor tra le quali l’arrampicata, la mountain bike e l’escursionismo. Per quanto riguarda l’attività estrattiva, risultano inattive tutte le cave presenti per lo sfruttamento della Pietra di Finale, coltivata sino dall’antichità e commercializzata come pregiata pietra ornamentale.
Inquadramento geologico
L’area è caratterizzata da un esteso affioramento (quasi tutta l’area), a giacitura sub orizzontale, costituito dalla formazione denominata Pietra di Finale (Miocene, 20-5 Ma), una roccia carbonatica sedimentaria, di origine marina, formata prevalentemente da calcari bioclastici a cemento calcitico (per il 90% è composta da frammenti di conchiglie, gusci di echinodermi, denti di pesci e di altri resti fossili). In particolare tale affioramento fa parte dell’unità litologica denominata “Membro di Monte Cucco”, che con una potenza sino a circa 200 metri, rappresenta nel suo complesso circa il 90% degli affioramenti di tutto il calcare di Finale. Localmente questa formazione calcarea è sottesa dal Complesso di base depositatosi nel corso del Miocene inferiore (30-24 Ma, costituito da conglomerati, brecce, arenarie e marne), ma che nell’area in questione non è affiorante.
Limitati gli affioramenti di calcari e calcari dolomitici, potenti diverse centinaia di metri sino al livello del mare e discordanti rispetto alla copertura miocenica, costituiti dai Calcari di Val Tanarello (settore Sud-occidentale, versante sinistro idrografico della Valle dell’Aquila e una modesta lente nel settore Sud-orientale, sotto il Bric Reseghe), risalenti al Giurassico superiore (150-140 Ma), poco erodibili, ma estremamente solubili, e dagli affioramenti della formazione delle Dolomie di San Pietro ai Monti (piccola lente in affioramento nel versante Sud-orientale del Bric Reseghe) risalenti al Trias medio (225-190 Ma). Quest’ultime, ricche di magnesio, di colore dal grigio al bluastro, risultano essere meno carsificabili rispetto alla copertura miocenica comportandosi di fatto da basamento impermeabile; pertanto, nonostante il potenziale carsico dell’area sia di oltre 300 m, limitato risulta essere lo sviluppo e la profondità dei reticoli ipogei ad oggi conosciuti.

Grotte conosciute in quest'area: 42


LI1262 GROTTA DEL BASSO wgs84: 44.2073889N 8.34725E Q.
LI454 GROTTA DI MONTESORDO wgs84: 44.199305N 8.311537E Q.320
LI2040 GROTTA DEL RIO MORTÁ wgs84: 44.1970278N 8.35275E Q.
LI484 GROTTA DEL FAGGIO wgs84: 44.1973889N 8.3511389E Q.225
LI2027 GROTTA LE PILE TRE wgs84: 44.2051944N 8.3258056E Q.
LI2028 GROTTA DEI PROIETTILI wgs84: 44.2050833N 8.3257778E Q.
LI2021 GROTTA DI ROCCA DEGLI UCCELLI wgs84: 44.2128611N 8.3617778E Q.
LI2020 GROTTICELLA DELLA FALESIA DELLA VOLPE wgs84: 44.2084722N 8.3516667E Q.
LI212 CAVERNA CORNEJ wgs84: 44.2073547N 8.3517194E Q.100
LI156 GROTTA INFERIORE DELLA CAVA DEL MARTINETTO wgs84: 44.2052809N 8.3527684E Q.80
LI157 ARMA DO BRUXIOU wgs84: 44.2078056N 8.3513056E Q.
LI2019 GROTTA DEL RIO CORNEI wgs84: 44.2066667N 8.3504167E Q.
LI1779 GROTTA DELL' ORSO wgs84: 4895353.6N 1448180.1E Q.240
LI445 GROTTA DELL' INGE wgs84: 44.2107056N 8.3488537E Q.320
LI438 GROTTA 2 DELLA STRAPATENTE wgs84: 44.2106816N 8.3493797E Q.325
LI210 ARMA DELLA STRAPATENTE wgs84: 44.2114873N 8.3501594E Q.340
LI444 GROTTA DELLA FRANGIA wgs84: 44.2114094N 8.350711E Q.
LI207 ARMA DELL' AQUILA wgs84: 44.2047155N 8.3296702E Q.180
LI1211 CAVERNETTA SECONDA DELLE STALATTITI wgs84: 44.2058831N 8.3307208E Q.
LI448 GROTTA DELLA FRANA wgs84: 44.211534N 8.3504593E Q.
LI485 GROTTA NERA wgs84: 44.1979108N 8.3533872E Q.210
LI483 RIPARO DELLA PORTA wgs84: 44.1974965N 8.3501881E Q.210
LI482 GROTTA A YPSILON"" wgs84: 44.1978311N 8.3488579E Q.230
LI481 GROTTA DELLA LUCE wgs84: 44.1973544N 8.3489382E Q.230
LI453 GROTTA GIALLA wgs84: 44.198328N 8.3539333E Q.200
LI447 RIPARO SOPRA CALVISIO wgs84: 44.1890274N 8.3428236E Q.220
LI437 GROTTA DEL MULINO wgs84: 44.1986088N 8.3542181E Q.80
LI1260 ARMA DEI BUOI wgs84: 44.210389N 8.339194E Q.
LI515 ARMA DI SANDRA wgs84: 44.207775N 8.349637E Q.240
LI480 DIACLASI SUPERIORE DI CORNEI wgs84: 44.2056937N 8.3493595E Q.200
LI479 GROTTA DEI CIOTTOLI wgs84: 44.2056886N 8.3500479E Q.190
LI478 GROTTA DI STROLCH wgs84: 44.20583N 8.3511603E Q.130
LI209 CAVERNA DELLE STALATTITI wgs84: 44.2043036N 8.3300503E Q.190
LI452 TANA SUP. DELLA VOLPE wgs84: 44.2156866N 8.3476847E Q.300
LI451 TANA INF. DELLA VOLPE wgs84: 44.2145837N 8.3500503E Q.
LI450 GROTTA ADRIANA wgs84: 44.2162425N 8.347278E Q.340
LI446 RIPARO DELLA CROCE wgs84: 44.2116662N 8.34838E Q.300
LI1261 CAVERNONE BRIC TASCERA wgs84: 44.2089571N 8.3464179E Q.
LI1257 STALATTITI SCURE wgs84: 44.1967355N 8.3519466E Q.
LI1213 CAVERNETTA SECONDA DI MONTE CUCCO wgs84: 44.2027023N 8.3297291E Q.
LI1212 CAVERNETTA PRIMA DEL MONTE CUCCO wgs84: 44.2025689N 8.330006E Q.
LI968 GROTTA DEL PARETONE SULLA VIA LUNGA wgs84: 44.1963328N 8.3289879E Q.300