Numero 1262 Data importazione Utente che ha inserito i dati admin Utente che ha aggiornato i dati henrydesantis Ultima modifica dei dati 09/12/2019
Nome GROTTA DEL BASSO
Primo catastatore CODEBÒ M. Regione LI Provincia SV Comune ORCO FEGLINO Area carsica SV32 SAN BERNARDINO - ORCO Formazione PDF PIETRA DI FINALE Età Miocene
Sviluppo reale 0 Sviluppo planimetrico 14 Estensione 0 Dislivello positivo 0 Dislivello negativo 0 Dislivello totale 0
Latitudine 44°12'26.6''N Longitudine 8°20'50.1''E Tipo di coordinate GPS Geografiche WGS84 Quota GPS 182 Valutazione dato posizione da verificare
Data agg. catastale 19/03/1989 Cronologia catastale 1989 - Mario Codebò accatastamento NOTE La grotta è stata da noi intitolata al Sig. Mario Basso, il proprietario del terreno coltivato che si estende a balze dalle pendici Sud di S. Lorenzino fino al fondo di Val Cornei, perchè alle Sue preziose indicazioni ne dobbiamo il ritrovamento. (M.Codebò 1989) DESCRIZIONE Essa si snoda, praticamente rettilinea, per circa m. 14 (esatamente m. 13,50 da ingreseo a ingresso + m. 0,50 di sporgenza della sola volta sul lato N) con asse 315°-135° (non corretti per la declinazione magnetica in quanto in zona di anomalia). E' alta, al centro e verso l'estremità N circa m. 5, più bassa verso l'estremità S, dove si apre l'ingresso maggiore, ad altezza d'uomo. E' leggrmente inclinata da S verso N (punto più acclive), con una pendenza non superiore approssimativamente a 2°. La sezione trasversale mostra un profilo triangolare, più inclinato verso valle e quasi perpendicolare al suolo verso monte. La sua caratteristica più curiosa è il fatto che decorre parallela al fianco della montagna, anzichè approfondirsi in essa. Ciò ci ha indotto a supporre che sia stata formata dalla caduta di un masso appoggiatosi poi obliquamente al fianco del monte (l'attuale parete interna E) e costituente la parete W della grotta. Tuttavia nel suo interno non abbiamo visto alcun segno di continuità sulla volta. Poiché però la grotta è completamente concrezionata al suo interno, è possibile che la separazione tra il masso caduto e la parete rocciosa su cui si è appoggiato sia coperto dalle concrezioni.
All'interno della grotta abbondano le concrezioni calcaree in forma di: bande verticali leggermente ondulate, spesso parallele tra loro e piuttosto ravvicinate, lunghe alcune decine di centimetri, spesse cm. 1-2 e sporgenti anche cm. 4-5. Sulla parete interna W corre per l'intera lunghezza, pari come abbiamo detto a m. 13,50, un solco largo e profondo alcuni centimetri, posto a ciroa cm. 170 dal suolo, inciso nel calcare. Se non fosse por quest'ultima sua particolarità, farebbe pensare ad una frattura orizzontale prodottasi nel masso al momento della sua caduta. Mentre la parete W si presenta pressoché regolare, se si eccettuano le conorezioni calcaree e il solco orizzontale, la parete E si presenta irregolare a causa di una anfrattuosità al livello del suolo a circa metà della sua lughezza e a causa di alcune sporgenze, alte dal suolo anche più di un metro larghe alcune decine di centimetri, talché si può camminare su di esse, soprattutto nella metà verso N. E' precisamente al di sopra di esse che si apre nel soffitto, a circa m. 5 dal suolo, il foro stretto e allungato che abbiamo descritto come primo ingresso (non praticabile). Il terreno appare abbastanza uniforme, con pietre di piccole e medie dimensioni, del tutto intatto, tranne, forse, in prossimità dell'ingresso principale, dove un abbassamento quadrangolare di pochi centimetri di spessore a ridosso della parete E può far pensare ad un modesto asporto intenzionale di terreno. Abbiamo praticato due buchi profondi non più di cm. 5 e larghi non più di altrettanto circa al centro della grotta ma non abbiamo trovato alcun genere di manufatto. Abbiamo invece recuperato un osso lungo quasi intero e due frammenti di coste, tutto di piccoli animali ed alla superficie del suolo. Molto evidenti, invece, i segni di adattamento della grotta da parte dell'uomo; essi consistono principalmente nell'accumulo di pietre alla base della parete W in due punti, allo scopo evidente di chiudere delle aperture; e al secondo ingresso, per ridurre le di mensioni. Si direbbero inoltre intezionali anche alcune escavazioni, di cui una in forma di nicchia ed una in forma di solco verticale, all'ingresso principale, circa a m. l,50 dal suolo; in totale tre-quattro escavazioni distribuite su entrmbe le pareti E ed W, forse allo scopo di fissare una specie di porta.
Genova, 19/03/1989 (data del rinvenimento della grotta).
Mario Codebò, Filippo Bertolotti.
ITINERARIO Premettiamo che il reperimento della grotta è abbastanza difficile sia a causa della vegetazione che ostruisce il santiero, ormai appena tracciato, e che nasconde anche in parte la grotta stessa; sia a causa della particolare conformazione della grotta, parallela alla montagna e con i tre accessi abbstanza dissimulati dalla vegetazione. Per raggiungerla, si percorra la Val Cornei, sia risalendo dalla Valle del Torrente Sciusa, sia scendendo da S.Lorenzino presso i terreni del Sig. M. Basso. Raggiunto il fondovalle ci si deve portare fino all'unica passerella di legno esistente sul greto asciutto del Rio Cornei, circa a metà della strada sterrata e carreggiabile che percorre il fondovalle nella sua metà settentrionale. Si attraversa la passerella, portandosi così
sul versante orientale della valle: appena effettuato l'attraversamento, si procede lungo il sentiero che corre parallelo all'alveo asciutto del torrente per circa cento metri in direzione S e comunque fino a trovarsi all'incrocio con il terzo sentiero che sale sulle pendici del monte. Questo monte, o piuttosto massiccio montuoso, alto circa 300 metri s.l.m. alla sua sommità non è altro che il contrafforte W della soprastante Val di Nava: si sviluppa per circa km 1 in direzione NW-SE da S.Lorenzino fino alla confluenza con la Valle del Torrente Sciusa, nella quale confluisce.
I primi due sentieri che si arrampicano su tale massiccio montuoso conducono a zone di roccia nuda molto frequentate da scalatori. Il terzo sentiero sale ripido per alcune decine di metri, fino a raggiungere una parete di roccia alta m. 2-3 con nicchia; da questo punto si devia per il sentiero in direzione S il quale, con vari saliscendi dovuti alla conformazione naturale del terreno ed agli antichi terrazzamenti per uso agricolo, si mantiene tuttavia quasi costantemente alla stessa quota, vale a dire circa m. 230-240 s.l.m.. Esso è la parte più difficile del percorso sia per la natura del terreno e della vegetazione, che lo rendono non agevole; sia perchè lungo di esso è facile smarrire la strada, essendo il sentiero ormai quasi cancellato dalla vegetazione stessa. Se non ci si smarrisce, dopo aver percorso alcune centinaia di metri, sempre in direzione S, avendo ben cura di seguire ogni minima traccia di sentiero, allo scopo di non deviare da esso, si giunge ad un punto in cui si è costretti dal terreno a scendere di quota per due o tre metri in un passaggio obbligato. Precisamente in questo paesaggio obbligato ai nota appena, cercando con attenzione sul suolo, tra il fogliame, a ridosso della roccia alla propria sinistra scendendo, un foro allungato e stretto, tale da non consentire il passaggio di una persona e guardando nel quale si vedono al suo fondo pietre e prosecuzione della cavità: è questo il primo ingresso della grotta, che, visto poi dall'interno della stessa, si apre nel soffitto, a circa m. 5 di altezza all'estremità N. Si scende oltre questo foro alla balza sottostante e si vede così alla propria sinistra il secondo ingresso, praticabile, di forma triangolare, parzialmente ottenuto con pietre ivi poste intenzionalmente aprentesi all'esterno all'altezza del suolo e all'interno a circa m. 1 di altezza dal suolo della grotta; nella quale da esso si può penetrare. Oppure si scende ulteriormente di qualche metro; poi si aggira verso S la parete rocciosa, che altri non è che la parete a valle della grotta; si procede per circa m. 14 (tale è la lunghezza della cavità); poi, quando la parete finisce, si risale immediatamente di m. 1-2 e, alla propria sinistra si vede il terzo ingresso, il più ampio. Giova al riconoscimentpo della parete esterna della grotta il fatto che lungo i succitati m. 14 vi sono, uno di seguito all'altro, due basse e lunghe rientranze al livello del suolo, ostruite, al fondo, con pietre ivi poste con evidente intenzione allo scopo di chiudere due altri fori della grotta; dall'interno di quest'ultima si vedono benissimo i due passaggi, al livello del suolo, intenzionalmente ostruiti. Questa lunga descrizione è appena sufficiente per trovare una grotta così nascosta.
Informazioni aggiuntive Non è stato possibile effetuare la sezione longitudinale; quella trasversale è stata effettuata successivamente, a tavolino e parzialmente su base mnemonica, tenendo presente che la larghezza media della grotta è pari a circa cm. 230 sia al centro che alle due estremità N e S.
La grotta è stata intitolata dai primi esploratori al Sig. Mario Basso, il proprietario del terreno coltivato che scende a balze dalle pendici S di S.Lorenzino fino al fondo di Val Cornei, perchè alle sue preziose indicazioni se ne deve il ritrovamento.
Cavità marina No Cavità archeologica Si Rischio ambientale No Cavità chiusa No
Immagine ingresso
Autori immagine ingresso Mario Codebò

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Coordnate relative ai principali sistemi di riferimento:

UTM WGS84
northing: 4895115 easting: 447849 zone: 32T


GEOGRAFICHE WGS84
lat: 44.207388888889 lon: 8.34725
lat: 44° 12' 26.6'' lon: 8° 20' 50.1''
UTM ED50
northing: 4895312 easting: 447932 zone: 32T
GEOGRAFICHE ED50
lat: 44.2083619047 lon: 8.3483050972231
lat: 44° 12' 30.103'' lon: 8° 20' 53.898''
GEOGRAFICHE ROME1940:
lat: 44° 12' 24.265'' lon: 4° 6' 16.988'' Ovest di Monte Mario
GAUSS BOAGA
northing: 4895132 easting: 1447875


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Foto della cavità:

NUM grotta 1262 Foto
Data foto 1989-01-01 Autore foto Mario Codebo' Licenza foto CCPL - Attribuzione - Non commerciale 2.5
NUM grotta 1262 Foto
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